Morti colpevoli al 30% per il crollo di una palazzina in via Campo di Fossa, non si placa la protesta E Vittorini, uno dei promotori della manifestazione, chiede al giudice di «dimettersi da ogni incarico»
La piazza dell’Aquila ha fatto da cassa di risonanza per chiedere giustizia e verità , per tutte le vittime. Non solo per i morti nel terremoto del 6 aprile 2009. «L’unico lato positivo di questa sentenza è aver acceso i riflettori, in modo eclatante, su quanto la giustizia possa essere fallace. È questo il messaggio che deve arrivare. Perché il rischio che si ripeta, con le stesse modalità , e soprattutto con il silenzio delle istituzioni, è reale». È la voce di Lilli Centofanti, sorella di Davide che ha perso la vita nel crollo della Casa dello studente, a levarsi alta all’indomani della manifestazione che ha riunito oltre 800 persone davanti all’Emiciclo, domenica mattina. Parenti e amici delle 309 vittime del sisma aquilano, ma anche Comitati di Taranto, di Rigopiano, del crollo del ponte Morandi a Genova e della scuola di San Giuliano di Puglia. Il dolore e lo sconforto, per una sentenza ritenuta «iniqua», «un abominio», non si placano in 24 ore. Restano vigili, lì, «come saremo vigili noi», dichiara Centofanti, «perché quanto accaduto al tribunale civile dell’Aquila, non si ripeta mai più».
CHIESTE LE DIMISSIONI
«Sono stati giorni estenuanti, ma non ci fermiamo qui. Si continua, si riparte, a costo di lottare contro gli angoli più bui di questo Stato che non è garantista, che non concede giustizia». Federico Vittorini nel terremoto dell’Aquila ha perso la madre e la sorella. È stato lui uno dei principali animatori del sit in contro le sentenza emessa dal giudice civile Monica Croci – di recente passata alla sezione penale – che ha attribuito un concorso di colpa, nella misura del 30%, alle vittime del crollo di una palazzina in via Campo di Fossa, per «condotta incauta», in quanto non hanno abbandonato lo stabile nonostante le scosse. «A causa di questa scellerata sentenza si sono toccati, in maniera lacerante, i diritti dell’essere umano e della figura della vittima, all’interno di un qualsiasi evento, naturale o no», rimarca Vittorini, «la figura della vittima, in Italia, non può essere messa in discussione. Al giudice Monica Croci chiediamo di dimettersi da ogni incarico».
SENSO DI COLLETTIVITA’
Nelle parole di Alessandro Tettamanti, del Comitato 3.32, il richiamo al «senso di comunità ». «Eravamo in tantissimi in piazza», afferma, «abbiamo dimostrato di esserci come collettività ancora viva, che sa indignarsi quando una sentenza abominevole se la prende con le vittime. Se toccano una, toccano tutte, gridano nella piazza le donne. Ebbene, si è comunità perché si ha qualcosa in comune. Noi, di certo, abbiamo il trauma del terremoto, l’incubo di quella notte, da cui poi, però, si sono generate lotte concrete, spesso strazianti, piene di dignità e fame di giustizia, come raramente se ne vedono. Lotte che hanno attraversato le piazze e le aule di tribunale». «Forse non è più il tempo per piangere», ha aggiunto Tettamanti, «è arrivato il momento di esigere verità e giustizia ogni qualvolta un diritto viene negato. Il terremoto, nella sua tragicità , ci ha fatto crescere e diventare più forti. Insieme siamo tutto».
SENTENZA DA RIFORMARE
«Mi auguro che questa sentenza venga riformata», l’auspicio di Maria Grazia Piccinini, avvocato, mamma di Ilaria Rambaldi morta il 6 aprile 2009, «e che nessun giudice in Italia ne segua le orme. Sono sufficientemente positiva nella riforma della sentenza perché è l’unica emessa da questo giudice, con un ragionamento contraddittorio. Nelle altre sentenze dello stesso giudice non è mai stato riconosciuto, a nessuna vittima, il 30% di responsabilità , ma nemmeno il 10% o il 5%. La domanda che ci poniamo dal giorno in cui è uscita la sentenza è: perché adesso? Perché proprio a noi? Ma non so dare una risposta, spero che qualcuno possa fornircele. La sentenza è un’offesa e un dolore tremendo. Ilaria, come le altre vittime del terremoto, non meritava tutto questo: oltre ad aver creduto alla rassicurazioni delle istituzioni è stata beffata dalla giustizia che l’ha dichiarata in parte colpevole. Mi sembra veramente troppo».
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